lunedì 1 settembre 2008

nulla di nuovo sul fronte occidentale

a dushanbe, in tajikistan, medvedev in persona non è riuscito a convincere gli alleati dell'asia centrale che la russia è di nuovo una grande potenza. riuscirà l'europa, riunita oggi a bruxelles, a convincersi da sola? sì, ci riuscirà.

lunedì 25 agosto 2008

gli stati uniti d'europa


martedì 19 agosto, arrigo levi ha scritto sulla stampa che l’america non ha fatto “nulla di nulla” durante la crisi in ossezia del sud culminata con l’aggressione russa alla georgia. george w. bush, a prima vista, ha usato soltanto parole per condannare l’offensiva del cremlino. “ne terranno conto gli ex satelliti nel valutare fino a che punto in avvenire essi possano sperare negli americani”, scriveva levi. quarantotto ore più tardi il premier polacco, donald tusk, ha accolto a varsavia il segretario di stato americano, condoleezza rice, per la firma sul progetto di scudo spaziale sostenuto dalla casa bianca durante il secondo mandato di bush. il che conduce a un paio di ipotesi preliminari. uno: tusk non riceve la stampa. due: è probabile che la parola di un presidente degli stati uniti conti oggi come contava negli anni sessanta. per i giornali italiani, il cessate il fuoco fra la russia e la georgia è un successo diplomatico di nicolas sarkozy per conto dell’unione europea. ma i combattimenti non sono terminati prima che rice volasse a tbilisi. soltanto allora il capo del cremlino, dmitri medvedev, ha messo la firma sul piano di pace europeo e i soldati russi hanno ridotto le operazioni militari sul territorio della georgia. sarkozy ha portato a tbilisi le condizioni della sconfitta; rice il sostegno incondizionato dell’america. che significa appoggio economico, aiuti umanitari, pressione diplomatica sulla russia e sui paesi dell’occidente per chiudere la crisi.
anche al vertice nato del 19 agosto è stata la linea degli stati uniti a prevalere. il documento finale della riunione ricalca le indicazioni fornite dalla casa bianca nei giorni della guerra. niente più “business as usual” con la russia ma niente “ritorno alla guerra fredda”, aveva detto l’ambasciatore americano presso l’alleanza atlantica, kurt volker. così è stato. l’unione europea, da sola, avrebbe raggiunto conclusioni meno pericolose, impaurita dalle ripercussioni sul futuro dei rapporti con mosca. alla nato la strategia soft di germania, francia e italia rappresenta la minoranza. prevale quella degli stati uniti e della nuova europa, di paesi come polonia, repubblica ceca, estonia, lettonia e lituania: sono stati i presidenti di questo club i primi a raggiungere tbilisi in segno di solidarietà con il popolo della georgia. con il graduale allargamento della nato e dell’ue, parigi, roma e berlino si troveranno sempre più spesso nella condizione di doversi adattare a questa nuova maggioranza. senza sparare un colpo di fucile, in pochi giorni l’america ha fermato la guerra in georgia, ha chiuso il dossier scudo spaziale e ha consolidato i rapporti fra la georgia e la nato.
ora abkhazia e ossezia del sud sono molto più vicine alla reale indipendenza. non bisogna aspettarsi che diventino repubbliche democratiche: nella migliore delle ipotesi saranno una provincia di mosca; nella peggiore, una transnistria del caucaso guidata da vecchi generali dell’esercito sovietico. in questo modo la russia conserva la possibilità d’intervenire nella regione adesso che la nato si avvicina alla georgia. il presidente di tbilisi, mikhail saakashvili, ha agito con astuzia: ha tentato di riprendere l’ossezia ma si è arreso subito di fronte all’intervento russo; ha evitato al paese un’inutile guerra di trincea e ha incassato il sostegno dell’opinione pubblica occidentale. ora può ottenere rapporti più stretti con l’europa. prima, però, dovrà superare la crisi politica che cova sotto le macerie lasciate dall’esercito russo.

Luigi De Biase
dal Foglio del 24 agosto
© 2008 il Foglio

giovedì 21 agosto 2008

cose che non ho letto sui giornali italiani

alla fine della guerra in georgia, la casa bianca ha convinto la polonia a firmare l'accordo sullo scudo spaziale e l'europa ha dimostrato unità nel sostenere le aspirazioni atlantiste di saakashvili. tutto ciò senza che un solo colpo di fucile fosse sparato da un marine americano. se ci mettiamo anche che la nato ha usato le stesse parole di bush per definire i nuovi rapporti con la russia (niente più business as usual ma neanche guerra fredda), perché gente tipo arrigo levi scrive ancora che ha vinto putin e che l'europa è meglio dell'america? passi per sergio romano, che sta subendo la canicola più degli altri.*

* "auspico la bomba atomica iraniana per stabilizzare il medio oriente. si arriverebbe a una stabilità come durante la guerra fredda". sergio romano, cortina, 20 agosto 2008.

martedì 19 agosto 2008

gasolio

uno. prova con le buone maniere. alla russia sono bastati dieci giorni per spegnere l’interruttore energetico del caucaso, bloccando i rifornimenti di gas e petrolio destinati all’europa. il capo del cremlino, dmitry medvedev, ci ha provato prima con la diplomazia. all’inizio di luglio ha incontrato il presidente azero, ilham aliyev, che controlla ingenti risorse nel bacino del caspio e mantiene ottimi rapporti con i leader dell’asia centrale. dal terminal di sangacal, a un’ora da baku, partono i tre tubi che servono i mercati dell’occidente passando per la georgia anziché per la russia: due oleodotti (baku-tbilisi-ceyhan e baku-supsa) e un gasdotto (baku-tbilisi-erzurum). sono gestiti da bp e usano gli idrocarburi dei giacimenti off shore azeri-chirag-guneshli e saha deniz. roba da un milione e mezzo di barili al giorno. il progetto ha il sostegno della casa bianca, che vuole limitare la dipendenza dell’europa dalla russia e dai paesi arabi. medvedev ha proposto di diventare il primo acquirente del petrolio azero. aliyev ha preso tempo, come si fa in questi casi.

due. impara a sfruttare le occasioni. il 6 agosto un’esplosione ha colpito l’oleodotto btc in territorio turco. in questi casi si dà la colpa ai terroristi curdi curdi del pkk. loro non hanno fatto storie quando si è trattato di rivendicare l’attacco. il btc è fermo da allora. l’8 agosto, i caccia russi intervenuti a sostegno dei separatisti osseti hanno sganciato una trentina di bombe lungo il tracciato del btc. mancandolo. ma per andare a segno a volte non serve centrare il bersaglio. così british petroleum ha deciso di chiudere i rubinetti del baku-supsa e del baku-tbilisi-erzerum. “una forma di precauzione”, dicono.

tre. bombarda la ferrovia. ci sono anche bombe che colpiscono l’obiettivo. come quelle cadute fra l’8 e il 9 agosto sul porto georgiano di poti, a pochi chilometri da supsa. o quelle che hanno distrutto la linea ferroviaria metheki-gracali: per quei binari passavano le cisterne con il greggio del caspio dirette al terminal portuale di batumi (che appartiene alla compagnia energetica del kazakistan, kazmunaigas) e a quello di kulevi (della società azera socar). ora medvedev può fare a meno delle offerte ad aliyev.


Luigi De Biase
dal Foglio del 20 agosto
© 2008 il Foglio

le armate russe e le divisioni della nato


i blindati russi proseguono la lenta ritirata dall’ossezia del sud come promesso domenica dal capo del cremlino, dmitri medvedev. l’esercito, però, pattuglia ancora la periferia di gori, in pieno territorio georgiano: controlla l’autostrada che va dalle coste del mar nero al confine con l’azerbaigian e “divide in due il paese” dice il governo di tbilisi. il presidente americano, george w. bush, ha inviato a mosca il quarto avvertimento dall’inizio di questa guerra. Le truppe devono lasciare la georgia “senza ritardi”, in gioco ci sono i rapporti con gli stati uniti e l’europa. “ma è probabile che i soldati non si muovano per altre 24 ore – spiega al foglio alexandr pikayev, analista militare del carnegie center di mosca – a questo punto il cremlino vuole mantenere la presenza sul territorio per avere un’arma in più nei confronti dell’occidente”. dovranno tenerne conto i ministri degli esteri dei 26 paesi della nato riuniti oggi a bruxelles per discutere della guerra lampo. è il vertice d’emergenza convocato nei giorni scorsi dalla diplomazia americana. il fronte è compatto sul sostegno a tbilisi e alle ambizioni atlantiste del suo presidente, mikhail saakashvili. persino il cancelliere tedesco, angela merkel, ha benedetto l’adesione del paese all’alleanza. le divisioni potrebbero nascere sulle misure da adottare nel breve periodo. gli stati uniti e la gran bretagna vorrebbero spedire nel caucaso “alcuni osservatori”; germania, francia e italia sono più freddi. il governo di roma avrebbe remore anche sul percorso di avvicinamento della georgia alla nato. l’ambasciatore russo presso l’alleanza atlantica, dmitry rogozin, ha minacciato ieri di interrompere qualsiasi forma di cooperazione se a bruxelles non saranno assunte decisioni “serie e responsabili”. il cremlino inizia a valutare le conseguenze strategiche del proprio intervento in georgia. le bombe sganciate a pochi chilometri da tbilisi hanno convinto la polonia a mettere la firma sul progetto di scudo spaziale promosso dagli stati uniti. il segretario di stato americano, condoleezza rice, discuterà oggi i dettagli con il premier di varsavia, donald tusk. gli stati uniti garantiranno all’esercito polacco forniture militari e missili a media gittata per la difesa del paese. ora la casa bianca ha la possibilità di sfruttare il consenso dell’europa per avvicinare la georgia e l’ucraina alla nato. a quel punto la guerra del caucaso porterebbe a medvedev più costi che ricompense.
secondo il quotidiano inglese times, il cremlino pensa di spostare nell’enclave di kaliningrad alcune testate nucleari in risposta al sì di varsavia allo scudo spaziale americano. “è un’opzione sul tavolo – dice al foglio pikayev – ma non riguarda sicuramente il breve periodo. potrebbe succedere nel caso in cui il progetto di ‘missile shield’ fosse completato, il che richiederà anni”. già nel 2001 l’unione europea aveva ipotizzato che la difesa russa tenesse nelle basi di kaliningrad armi atomiche. mosca ha sempre smentito questa possibilità ma adesso i tempi sono cambiati. la russia è una potenza e vuole giocare come tale il proprio ruolo nel confronto con l’occidente. così, un battaglione della 76a divisione aviotrasportata si è mosso da pskov a beslan, nell’ossezia del nord, mentre un contingente della 98a divisione è pronto a partire dalla base di kostroma per il caucaso. bombardieri bear h, in grado di lanciare missili di crociera con testate convenzionali, hanno compiuto esercitazioni sul mar nero. secondo gli analisti della difesa americana è una prova di forza nei confronti della nato. il pentagono ha anche confermato la notizia – pubblicata dal new york times – secondo cui l’esercito russo avrebbe dispiegato in ossezia del sud batterie di missili tattici ss-21 in grado di raggiungere tbilisi. “questi missili tattici, in grado di colpire obiettivi a 105 chilometri di distanza – ha detto il numero due delle forze armate di mosca, anatoly nogovitsin – sono in dotazione alle forze di terra russe, ma non esiste alcuna necessità di utilizzarli in questa situazione”. il capo degli indipendentisti osseti, eduard kokoity, ha offerto comunque la disponibilità a ospitare una base permanente dell’esercito russo. “visto che tbilisi si ostina a considerare l’abkhazia e l’ossezia del sud parte del proprio territorio, stiamo considerando di fare un’offerta a mosca”. kokoity ha anche rifiutato l’arrivo di una missione osce a tskhinvali, cento uomini non armati fra i quali “una decina di carabinieri”, come ha detto il ministro degli esteri italiano, franco frattini.
secondo ronald asmus del german marshall fund, questa è l’ora della nato. negli anni novanta i requisiti richiesti ai nuovi membri riguardavano il raggiungimento degli standard democratici occidentali. adesso l’alleanza deve cambiare approccio per abbracciare un paese la cui libertà è a rischio. accogliendo la georgia, scrive asmus sul wall street journal, la nato fornirebbe alla russia un’altra buona ragione per ripensare la propria politica estera. perché l’uso della forza – diceva pure l’economista david friedman – è uno strumento banale per risolvere i problemi a cui ricorrono soltanto i bambini e le grandi nazioni.

Luigi De Biase
dal Foglio del 19 agosto
© 2008 il Foglio

giovedì 14 agosto 2008

memento gori


a tbilisi, i c17 dell’esercito americano hanno iniziato il ponte di aiuti umanitari promesso mercoledì dal capo della casa bianca, george w. bush. a gori, lungo il fronte dell’ossezia meridionale, e a poti, sulle coste del mar nero, i blindati russi attendono il segnale del cremlino per le operazioni di rientro. è la fine della prima euroguerra del petrolio.
ieri il segretario di stato americano, condoleezza rice, ha incontrato in francia nicolas sarkozy, che ha mediato il cessate il fuoco fra mosca e tbilisi. oggi sarà in georgia per portare l’appoggio di washington al suo presidente, mikhail saakashvili. il cancelliere tedesco, angela merkel, incontrerà invece a soci dmitri medvedev. dopo l’aggressione russa alla georgia, gli stati uniti “sono pronti a rivedere tutte le relazioni” con il cremlino, ha detto ieri il capo del pentagono, robert gates: l’america “non vuole entrare in una nuova guerra fredda” ma l’azione russa “avrà conseguenze”. il che significa che la casa bianca non rimarrà a guardare mentre vladimir putin cerca di costruire una nuova sfera d’influenza attorno ai confini della russia. con gli stati uniti ci sono i paesi della nuova europa. la polonia ha ripreso i colloqui per lo scudo spaziale; l’ucraina ha limitato i movimenti della flotta russa nel porto strategico di sebastopoli; il governo dell’estonia è stato il primo a fornire aiuti umanitari alla georgia. secondo l’economist, c’è un modo soltanto per rispondere al bonapartismo di putin: accelerare la road map per l’adesione di ucraina e georgia nell’alleanza atlantica. se la vecchia europa appoggerà senza divisioni la spinta americana all’ingresso di kiev e tbilisi nella nato, putin non impartirà all'occidente quella "lezione russa" che lucio caracciolo ha prospettato ieri su repubblica.

Luigi De Biase
dal Foglio del 15 agosto
© 2008 il Foglio

georgia w. bush


qui un editoriale del foglio che spiega perché l'america è sempre l'america. per fortuna.

la russia ha concesso la tregua ma non ha ancora ritirato le truppe dalla georgia. ieri un battaglione della 58esima armata, la stessa che combatte da venerdì al fianco dei separatisti osseti, ha occupato la città di gori e ha preso la strada di tbilisi. secondo fonti del governo georgiano, l’esercito ha diviso in due il paese e blocca ancora le vie d’ingresso ai porti di poti e batumi. “la situazione umanitaria è catastrofica”, ha detto il presidente georgiano, mikhail saakashvili, durante una teleconferenza a cui il foglio ha partecipato. il capo della casa bianca, george w. bush, ha lanciato un avvertimento al cremlino dopo un colloquio con saakashvili. la russia sta violando il cessate il fuoco firmato martedì a mosca, ha detto bush; gli stati uniti sono preoccupati per il futuro della democrazia in georgia; il presidente russo, dmitry medvedev, deve mantenere la parola data, il che significa mettere fine alla crisi. il segretario di stato americano, condoleezza rice, è in viaggio per l’europa dove incontrerà il presidente francese nicolas sarkozy, che ha ottenuto da medvedev la firma sulla tregua già almeno in parte disattesa dal cremlino. poi volerà a tbilisi per incontrare saakashvili e mostrare “il sostegno americano al suo governo”. un vice di rice, matthew bryza, è nel caucaso da giorni: ieri ha confermato l’uccisione di “civili innocenti” a gori e i roghi nei villaggi georgiani sulla frontiera con l’ossezia del sud.
bush ha annunciato l’invio di aiuti umanitari che arriveranno in georgia “via cielo e via mare”. per saakashvili, ciò significa che “gli americani controlleranno porti e aeroporti” georgiani. il pentagono ha però smentito la sua lettura. aiuti arriveranno anche dall’unione europea, hanno detto i 27 ministri degli esteri al termine di un incontro che si è tenuto ieri. ma aashington e bruxelles non sono mai stati tanto lontani. l’ue ha promosso il piano di pace sarkozy e ha riaffermato l’integrità territoriale della georgia ma ha rinviato a settembre ogni discussione sul futuro dei rapporti con la russia – una richiesta avanzata dal ministro degli esteri britannico. ha poi evitato di esprimersi sull’aggressione russa alla georgia. “sono delusa – dice il ministro degli esteri di tbilisi, eka tkeshelashvili – perché azioni di questo tipo dovrebbero essere condannate apertamente”. l’america ha convocato una riunione d’emergenza alla nato e pensa già di rivedere il sostegno concesso alla russia nelle organizzazioni “politiche, commericali e di sicurezza”, come ha detto ieri bush. Intanto il presidente ucraino viktor yushenko ha firmato un decreto che limita le operazioni della flotta russa nella base navale di sebastopoli, in crimea: è l’inizio di un confronto regionale.
la crisi economica e istituzionale che ha segnato i primi quindici anni di vita della russia post sovietica è superata e il cremlino ha cambiato il proprio atteggiamento anche in fatto di politica estera. per la prima volta dal 1989 i carriarmati di mosca percorrono le strade di un paese straniero. è la dimostrazione che la russia è tornata a essere una potenza e giocherà come tale il proprio ruolo sulla scena internazionale: l’epoca dell’unipolarismo quasi perfetto sta per terminare, i primi a farne le spese sono i paesi del vecchio blocco comunista che hanno scelto la democrazia ma non hanno ancora avuto accesso alle società dell’occidente (ucraina e georgia), ma ci sono anche i regimi in bilico dell’asia centrale (kirghizistan in testa). “ho sempre detto che questo conflitto non aveva a che fare soltanto con l’ossezia del sud ma con tutto l’occidente – ha ripetuto ieri saakashvili – l’america dovrebbe organizzare una resistenza fra i paesi dell’occidente. il suo prestigio in questa regione è in gioco: ci sono un sacco di costi che gli stati uniti dovrebbero imporre alla fussia, altrimenti la reputazione che l’america si è costruita negli anni della guerra fredda finirà dritta all’inferno”. la risposta dell’europa – dice mikhail Saakashvili – non è sufficiente. “stanno negoziando il cessate il fuoco, questo è appeasement e l’appeasement nel 1938 ha portato a milioni di morti in europa. la georgia è il primo paese, come la cecoslovacchia, poi toccherà ad altri”.

Luigi De Biase
dal Foglio del 14 agosto
© 2008 il Foglio